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Passi resistenti

COMUNICATI
COMUNICATO STAMPA: Grande soddisfazione per la straordinaria adesione all'appello contro l'abolizione delle Feste civili
COMUNICATO STAMPA del Sindaco di Forli'
COMUNICATO STAMPA: Abolire le feste civili? Indigniamoci!
COMUNICATO STAMPA: No alla soppressione delle Feste civili

RILANCI/SEGNALAZIONI
PER UN'ALTRA ITALIA:quella che ha nella Resistenza, nei valori della Repubblica e del Lavoro i suoi pilastri
LETTERA APERTA AL MINISTRO TREMONTI


CONTRIBUTI

7 ore e mezza di lavoro non valgono i simboli di questo paese. Filippo Taddei - Economista, Collegio Carlo Alberto e Johns Hopkins University
L'opinione di Ines Briganti





COMUNICATO STAMPA: Grande soddisfazione per la straordinaria adesione all'appello contro l'abolizione delle Feste civili

Grande soddisfazione e' stata espressa dagli studiosi, storici e uomini di cultura firmatari dell'appello contro l'abolizione delle Feste civili del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno che si è sviluppato tramite una campagna attivata a partire dalla rete tramite il sito/blog http://soppressionefestecivili.blogspot.com/



In un comunicato congiunto Roberto Balzani, Thomas Casadei, Sauro Mattarelli e Maurizio Ridolfi sottolineano come il richiamo ai valori della liberta', dell'indipendenza, dei diritti del lavoro e della repubblica che vivono in quelle date abbiano ancora la capacita' di mobilitare le migliori e le piu' sane energie del paese.

L'adesione straordinaria, trasversale a questo appello - prosegue la nota- testimonia che il senso di unione e partecipazione civile costituisce ancora il valore di fondo di un'Italia che intende restare legata all'Europa e alla democrazia.



Il sito/blog resterà attivo, consentendo di mantenere un atteggiamento "vigile" e di promuovere nuove iniziative, su tutto il territorio nazionale, per dare forza al valore e ai principi contenuti in tre date simbolo che costituiscono l'architrave della repubblica.





COMUNICATO STAMPA del Sindaco di Forli'

“Il ritiro della proposta di soppressione della feste civili è una notizia positiva, che testimonia la validità della campagna di opinione sorta spontaneamente e trasversalmente in tutto il paese – nota Roberto Balzani, professore all’Università di Bologna e sindaco di Forlì, che insieme a Casadei, Mattarelli e Ridolfi ha proposto una petizione contro la soppressione delle festività civili stabilita con il decreto legge contenente la penultima versione della manovra finanziaria -. Le oltre diecimila firme raccolte sul web [http://soppressionefestecivili.blogspot.com], la campagna giornalistica che ha accompagnato la mobilitazione – fra le ultime prese di posizione quella di Acciavatti, Cerrone e Cipolla su “Repubblica” e di Soddu su “Europa” – danno il senso di quanto il magistero delle presidenze Ciampi e Napolitano abbia inciso sulla coscienza del paese. Vigileremo – conclude Balzani – perché questa vittoria non sia vanificata da qualche surrettizio ritorno di fiamma in sede di approvazione definitiva del provvedimento e intanto ringraziamo tutti gli italiani che hanno scelto di battersi al di là delle divisione politiche per questa importante questione di principio”.




COMUNICATO STAMPA: Abolire le feste civili? Indigniamoci!

La proposta di abolire le feste civili, con la motivazione della crisi economica, è, a nostro avviso, nella sfera delle cose impossibili.

La prima reazione, alla notizia, è stata di indignazione, nel significato che Stéphane Hessel ha dato al suo appello ai giovani francesi, nel 2010, Indignes-vous!, appello che sta dilagando in Europa e che è, forse, alla base degli indignados, i giovani spagnoli che vogliono salvaguardare il loro futuro.

Hessel, novantatreenne, resistente con De Gaulle a suo tempo, chiama i giovani a una nuova resistenza, perché tutte le conquiste democratiche contenute nei programmi delle democrazie europee dopo la seconda guerra mondiale, come nella Costituzione della nostra Repubblica, sembrano compromesse in modo grave.

Il segno drammatico di questo pericolo, in Italia, è un governo incapace di prevedere gli effetti devastanti di un modello di sviluppo che non ha al centro il bene della Repubblica, incapace inoltre di arginarne gli effetti, e che pensa di contrastarlo con l’abolizione delle feste civili, misura, a detta di tutti, antieconomica.

E’ evidente, allora, la valenza simbolica in negativo di questa proposta.

Sono “quelle date” che disturbano. Non è la prima volta che sentiamo della volontà di abolire il 25 aprile. Ora si aggiunge il primo maggio, e in una Repubblica, dice la nostra Costituzione, fondata sul lavoro, e il 2 giugno, che ci ricorda la scelta della forma repubblicana, una res publica che dovrebbe essere basata sulla uguaglianza e non sul privilegio.

Forse chi ci governa non sa che il sacro non abita solo nelle cose religiose. Il sacro indica prima di tutto limiti insuperabili, “cose” che non si toccano, tanto hanno valore. Sappiano i nostri governanti, che per più della metà, se non per quasi tutto, il popolo italiano, queste tre feste civili sono sacre, intoccabili.

Ci aspettiamo, su questo, certamente non unico aspetto della devastazione civile in atto, una opposizione intransigente, nel paese e in Parlamento.

Per questa ragione I Comitati in Difesa della Costituzione della Provincia di Ravenna sostengono con piena convinzione l’appello di Balzani, Casadei, Mattarelli, Ridolfi.

Non a caso è un allarme che viene da quattro eminenti figure degli studi storici del nostro paese, consapevoli dell’importanza dei simboli e di quanto, nella nostra precaria Repubblica, il simbolo civile sia da tenere fermo perché indisponibile ad ogni aggressione.

Invitiamo le cittadine e i cittadini della Repubblica a sottoscrivere l’appello http://soppressionefestecivili.blogspot.com/

I Comitati in Difesa della Costituzione della Provincia di Ravenna

Sabato 20 agosto 2011




LETTERA APERTA AL MINISTRO TREMONTI

Signor Ministro,

i mazziniani italiani sono pienamente solidali con il tentativo in corso di risanare i conti pubblici; auspicano anzi interventi più decisi sia nel campo della riduzione dei costi degli apparati istituzionali (leggasi abolizione di tutte le province, come sarebbe stato necessario fare sin dall’istituzione delle regioni a statuto ordinario) sia in quello delle liberalizzazioni (invero ancora timide se si pensa agli intrecci corporativi del sistema Italia). Siamo poi non da ora impegnati per lo sviluppo dell’integrazione europea sul piano politico ed economico; condividiamo l’insoddisfazione per la miopia franco-tedesca ed appoggiamo incondizionatamente la proposta degli eurobond.
Per queste ragioni, a fronte della complessa manovra ferragostana, ci sentiamo in dovere di formularLe una preoccupazione, una domanda ed una protesta.
La preoccupazione riguarda il rischio che anche gli ultimi provvedimenti non siano in grado di invertire la tendenza della crisi italiana, che è al tempo stesso congiunturale e strutturale. Ci resta il dubbio che questa avrebbe potuto essere l’occasione per fare affidamento sul senso di responsabilità degli italiani e colpire una volta per tutte anche le rendite parassitarie del pubblico come del privato.
La domanda si rivolge invece all’insistenza con cui Lei continua a chiedere la riforma anche dell’articolo 41, oltre che dell’articolo 81, della Costituzione. Ci chiediamo se Lei abbia letto adeguatamente i lavori preparatori di quell’articolo presso l’Assemblea Costituente: è il frutto di una riflessione congiunta e non di parte che non a caso ha fissato in termini mazziniani la funzione sociale dell’economia garantendo la libertà individuale e collettiva. Ben altri sono i lacci e i laccioli che in Italia frenano le liberalizzazioni economiche. Francamente, sembra che Lei mobiliti un carro armato per colpire una mosca!
Infine, protestiamo per il modo ed il merito per quanto concerne il cosiddetto accorpamento delle festività civili alle domeniche. Non ci convince il preteso incremento della produttività rispetto alla media europea, che già contestammo quando all’inizio dell’anno la Confindustria chiese la cancellazione della festa per il 150° anniversario dell’Unità. Basta consultare le prime pagine di qualsiasi azienda per verificare quante festività civili sono diffuse nel resto d’Europa, senza contare le bank holidays. Ci ha però francamente indignato il tono liquidatorio con cui è stato presentato il provvedimento, quando invece è purtroppo sempre più evidente che un Paese che non tiene alla sua memoria manca di coesione e di slancio. Come si può ignorare tutto questo? Non Le sembra di cadere nella trappola che già i Latini avevano individuato del “propter vitam servandam, vivendi perdere causam”? Non si rendono conto il Governo ed il Parlamento che una delle ragioni del declino economico italiano sta proprio nella sfiducia in se stessi e nel progetto comune dello Stato nazionale? Altrettanto inaccettabile è la subordinazione delle festività civili a quelle religiose in quello che è uno Stato laico: gli accordi con la Santa Sede possono infatti essere facilmente rinegoziati e non costituiscono un articolo di fede! Altro sarebbe stato e sarebbe prospettare una sospensione per un periodo di alcune feste nell’ottica di un globale ripensamento della materia in modo più equilibrato e rispettoso della nostra storia! Anche a questo proposito, ci auguriamo che il passaggio parlamentare migliori il testo di una manovra comunque indispensabile.

Genova,19.08.11


COMUNICATO STAMPA: No alla soppressione delle Feste civili.


Parte una CAMPAGNA NAZIONALE di raccolta firme per la salvaguardia del 25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno. Attivo anche un sito.

Il 18 agosto 1944 venivano uccisi da militi fascisti a Cà Cornio tra Modigliana e Castrocaro (FC), i partigiani Iris Versari, Adriano Casadei, Silvio Corbari e Arturo Spazzoli. Il giorno successivo, nei pressi di Coccolia, veniva ucciso il partigiano Tonino Spazzoli. E' questo il significativo anniversario scelto da Roberto Balzani (Univ. di Bologna, Sindaco di Forlì), Thomas Casadei (Univ. di Modena e Reggio Emilia), Maurizio Ridolfi (Univ. della Tuscia, Viterbo), Sauro Mattarelli (Pres. Fondazione A. Oriani, Ravenna) per lanciare una raccolta di firme per la salvaguardia delle feste civili del 25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno.

"La soppressione delle feste civili contenuta nelle misure straordinarie di finanza pubblica del Governo di questo agosto, - si legge nell'appello pubblicato sul sito http://soppressionefestecivili.blogspot.com/ - è un colpo molto duro inferto al già precario equilibrio simbolico su cu si regge l’identità della Repubblica."

"Benché convinti che atti di sobrietà e di austerità siano inevitabili, dati i tempi calamitosi in cui viviamo, riteniamo che l’abolizione delle festività del 25 aprile, del Primo maggio e del 2 giugno produca gravi conseguenze sia sul piano della coesione civile, sia sulla produttività della società italiana, a forte vocazione turistica e culturale. Non si comprende, in particolare, perché la questione non abbia riguardato l’intero assetto dei giorni festivi del nostro paese, escludendo a priori quelli religiosi.

"Sul piano politico-istituzionale lo spostare alla domenica successiva la celebrazione della sconfitta del fascismo, della nascita della Repubblica e di quel lavoro che la Costituzione pone a fondamento dell'Italia costituisce, di fatto, la negazione di quel patriottismo costituzionale e di quella idea di democrazia sociale su cui si è costruita e sviluppata la miglior storia della nostra Repubblica."

"Per queste ragioni - concludono i promotori - attraverso un sito web e una pagina facebook creati appositamente, lanciamo un appello aperto a tutte le cittadine e i cittadini italiani, affinché il governo receda dai suoi propositi."

Info & Contatti
Sito web: http://soppressionefestecivili.blogspot.com/
Facebook: http://www.facebook.com/pages/No-alla-soppressione-delle-feste-civili/143147499106660





PER UN'ALTRA ITALIA:quella che ha nella Resistenza, nei valori della Repubblica e del Lavoro i suoi pilastri

FIRMA L'APPELLO

Il momento è grave e tutto scorre velocemente.

Nel momento di crisi più grave occorre stringersi attorno ai valori fondativi dello stare insieme.

Oggi è stata lanciata una Mobilitazione nazionale per la difesa delle Feste civili - 25 Aprile, 1° Maggio, 2 Giugno NON SI TOCCANO, di cui sono tra i promotori. Vuole essere un forte segnale di riscossa civile e morale.

E' stato attivato un sito/blog in cui firmare la petizione e lasciare commenti: http://soppressionefestecivili.blogspot.com/

Una pagina fb: http://www.facebook.com/pages/No-alla-soppressione-delle-feste-civili/143147499106660

Dai primi firmatari è stato diffuso un appello alla stampa regionale e nazionale che trovi sotto.

I media stanno dedicando attenzione all'iniziativa; vorremo diventasse un grande movimento di popolo, delle cittadine e dei cittadini italiani, che non si rassegnano alla difficoltà della crisi e allo svuotamento delle istituzioni democratiche e repubblicane.

Vi invito a firmare e far conoscere il più possibile la petizione e a girarla a tutti i vostri conoscenti. Stiamo approntando anche volantini con l'appello scaricabile sul sito. Non lasceremo nulla di intentato...è doveroso, è un impegno di coraggio e determinazione.

Insieme possiamo invertire la rotta, per un'Altra Italia, quella che ha nella Resistenza, nei valori della Repubblica e del Lavoro i suoi pilastri.

Alla memoria occorre dare futuro, insieme possiamo farcela.

AVANTI!

Thomas Casadei


7 ore e mezza di lavoro non valgono i simboli di questo paese
In un paese che non cresce da molto tempo e che prima della crisi, dal 2001 al 2007, è cresciuto meno di tutti i paesi dell'OCSE, Grecia e Portogallo inclusi, può venire in mente di ricorrere a scelte straordinarie. La proposta del Governo Berlusconi di sospendere l'astensione dal lavoro per le feste civili, come il 25 aprile, il 1 maggio e il 2 giugno, per aumentare la produttività potrebbe essere classificata tra queste.
Cosa guadagneremmo se i lavoratori di questo paese continuassero a lavorare anche il 25 aprile e il 1 maggio. Tommaso Nannicini, economista della Bocconi, aveva già avanzato una stima di questo effetto in un articolo su lavoce.info (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002183.html): in media un giorno di festa in meno non ha un effetto statisticamente significativo sulla produzione industriale mentre aumenta le ore lavorate per occupato di 2,5 ore all'anno. Ma come è possibile questo risultato? La spiegazione è semplice ed è legata alla svolgimento delle attività economica: gli imprenditori aggiustano i fattori della produzione, tra cui il lavoro, per ottimizzare il funzionamento della propria impresa. Se i lavoratori hanno più ferie "comandate", le imprese reagiscono aumentando le ore di straordinario. L'effetto netto di un giorno di festa in più, al netto della riduzione degli straordinari, è in media solo di 2,5 ore in più all'anno per ciascun lavoratore occupato.
Questa scelta non ha nulla a che vedere con la produttività. Nelle statistiche OCSE, i lavoratori italiani sono già quelli che lavorano in media un maggiore numero di ore all'anno rispetto ai colleghi tedeschi, francesi e anche giapponesi, mentre la reale debolezza italiana rimane la scarsa partecipazione al mercato del lavoro, specie tra i giovani, le donne e i lavoratori over 55. In sintesi: in Italia chi lavora, lavora molto ma troppo pochi lavorano. Ma allora non si capisce quale sia la ragione della scelta del Governo: come si può sostenere che 7 ore e mezza di lavoro in più all'anno valgano lo svilimento delle tre più importanti feste civili di questo paese?

Filippo Taddei - Economista, Collegio Carlo Alberto e Johns Hopkins University


L'Opinione di Ines Briganti
Leggo su Repubblica del 15/8 l’intervento dell’ANPI Nazionale sulla proposta inserita nella finanziaria di trasferire alla domenica le festività laiche salvaguardando quelle “religiose”. Sono totalmente d’accordo con le legittime e sacrosante motivazioni avanzate dall’ANPI. Lo sono da cittadina italiana laica e credente prima di tutto, da insegnante, da militante politica (sottolineo militante non della casta) da Presidente dell’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Forlì-Cesena. Vorrei invitare a questa proposito i Presidenti degli Istituti Storici a far sentire la propria voce rivolgendosi in particolare all’unica –sottolineo unica- figura credibile in questo nostro Paese, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Mi piacerebbe che anche l’INSMLI (Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia)uscisse una volta tanto dal silenzio e dalle questioni interne e accademiche e facesse sentire la propria voce !
Venendo alle motivazioni per le quali ci si dovrebbe indignare: non entro nel merito dei mancati “ponti” perché non è questo il problema che mi interessa in questo contesto; credo invece che la salvaguardia delle uniche festività laiche sopravvissute -25 aprile, 1 maggio e 2 giugno- sia una questione di dignità e prestigio nazionale. Chi crede davvero ai valori dell’identità di una Nazione, di un Popolo, di una Patria, dell’Unità Nazionale e non si serve di queste parole per strumentalizzazioni demagogiche o vacue celebrazioni di vari 150mi, prima di tutto ha il dovere di riconoscere e valorizzare la storia del proprio paese soprattutto nelle sue pagine più significative in quanto fondanti le leggi stesse che governano il popolo.
Che i nostri governanti ignorino la nostra storia lo sappiamo –tutti ricordiamo quanto Berlusconi fosse rammaricato per non avere avuto ancora l’occasione di incontrare Papà Cervi- ma non ci raccontino che il provvedimento di spostare le festività laiche accade a livello europeo: se si togliesse ai francesi il 14 luglio farebbero un’altra rivoluzione; lo stesso dicasi per la festività del 4 luglio negli USA. Oppure non sarà, come scrive Alessandro Pace, che a qualcuno dei valori della Resistenza, della festa del Lavoro, del fatto che l’Italia è ancora una repubblica democratica parlamentare non importa proprio nulla ? per cui, anche se l’utilità pratica dell’operazione è pressoché irrilevante, si coglie l’occasione per: ”sminuire l’importanza simbolica di fatti storici che ai loro occhi non rappresentano dei “valori”, in contrasto con la stragrande maggioranza dei cittadini italiani”?
INES BRIGANTI